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Clelio Pagnanelli, San Benedetto del Tronto (Ascoli Piceno) (pubblicato il 08/06/2009)
Diario del Cammino di Clelio, Orlando, Vittorio, Walter (parte II) Secondo giorno
Alle ore 6.15 il penitente Orlando, già pronto per la partenza, viene a dare la sveglia: il tempo incalza.
Dopo una fugace colazione e salutati i tedeschi, i nostri viandanti s’incamminano con passo calmo in direzione del Santuario di Poggio Bustone. Il percorso si snoda per la pianura della valle reatina che sembra essere l'incudine del sole, anche perché si è costretti a percorrerla sulla strada asfaltata, stretta e trafficata, aumentando così il disagio dell’andare.
Lungo il tragitto, Orlando, per ravvivare l’andare, racconta alcuni episodi della sua recente crociera mediterranea e con incredula meraviglia Walter e Clelio scoprono che "L'asceta Orlando", dedito a sfuggire le frivolezze della quotidianità, si è messo pazientemente in fila, in giacca e forse cravatta, per essere immortalato da una foto ricordo con il Capitano della nave, da noi battezzato "Capitan Findus".
Trascorse circa quattro ore, tra i campi della conca reatina, si fa sosta in un mini market per rifornirsi di fresca acqua. A due ciclisti, pronti per ripartire, si chiede quanto dista Poggio Bustone e rispondono da cinquecento metri a tre chilometri e ciò rassicura i pellegrini: sono perfettamente in linea con la tabella di marcia. L'amara sorpresa si fa luce nel breve tempo di un quarto d’ora, leggendo un cartello stradale che sentenzia Poggio Bustone a nove chilometri.
Il paese, abbarbicato sulla parete di un’alta collina, a colpo d'occhio sembra molto più vicino della distanza reale. La strada inizialmente sale con leggera pendenza, diventando via via sempre più ripida. Per poter rispettare il piano di marcia, dietro l'andatura di Orlando, con braccia in preghiera, si aumenta la cadenza affrontando l'erta sotto la sferza del sole, con ritmo di cinque chilometri all'ora. Nonostante lo sforzo, Poggio non sembra avvicinarsi.
Si giunge, poco prima dell'una, ad una frazione di Poggio e l'unico negozio di alimentari presente sta chiudendo per il resto della giornata poiché oggi è giovedì. Fortunatamente si riesce a rimediare qualcosa per il pranzo da consumare una volta giunti al Santuario. Per arrivarci occorre risalire tutto il paese, che si sviluppa su gradoni successivi in quota per più di cento metri. "L'anziano" pur regalando qualche centinaio di metri mantiene la posizione.
Finalmente la meta è conquistata, il cortile del Santuario è presidiato da un centinaio di giovani francesi, incrociati il giorno precedente, che stanno consumando il loro pranzo preparato con l'ausilio di una propria cucina da campo.
Il punto di sosta è un terrapieno alberato, dotato di panchine, rialzato rispetto all'ingresso del Santuario, con ai piedi una fontana dove prelevare tutta l’acqua agognata: è proprio un balcone ideale per rifocillarsi osservando in lontananza la conca da poco attraversata.
Con rammarico occorre rinunciare all'escursione al Faggio di Francesco, causa il ritardo accumulato, dato che occorre effettuare, sotto un sole implacabile, un percorso di andata e ritorno di oltre diciotto chilometri.
Si ripiega per la visita alla cella di Francesco, alla grotta dove si riuniva con i confratelli, oltre all’ascesa all’eremo della visione, posto sulla parete della montagna ad una quota superiore di centocinquanta metri, raggiungibile da un viottolo a gradini ripidi ed infuocati. Lungo il sentiero vi sono indicazioni di tracce della presenza di Francesco: forma del breviario, orma del gomito, impronta del cappuccio, il cui credo è lasciato agli occhi della fede. Dopo la ripida salita, affrontata senza zaini tenuti in custodia a valle da Vittorio, si arriva al Sacro Speco della visione.
Come sempre avviene, al cospetto dei luoghi memoria del Santo, ognuno si concede ad una propria riflessione.
Bene, si torna al Santuario dopo aver firmato nel registro delle presenze le sottoscritte semplici parole:
Qui siamo venuti come pellegrini, da qui guidaci per i giorni a venire.
Riconquistato il campo base è il momento di visitare il Santuario nella sua parte più significativa. Nello stesso momento arriva un pullman dal quale scendono dei preti guidati dal loro Vescovo. Clelio dall’alto della nostra postazione sotto il cartello intagliato nel legno con la scritta "Pace e Bene", saluta il gruppo in arrivo recitando ad alta voce la scritta e tutti i prelati in coro rimandano un caloroso "Pace e Bene". Nel chiostro interno ritroviamo lo stesso gruppo in ascolto delle tappe principali della vita di Francesco dalla viva voce di un frate del Santuario; rimane in noi impresso l'episodio il cui senso è: "Se voltandoti indietro mentre stai arando un campo non vedi i solchi ciò significa che quella non è la tua vita".
E' ora di occuparsi della ricerca dell'ostello francescano allocato su uno dei gradoni di questo impervio paese. Oggi Vittorio non si lamenta poiché il ricovero è ben tenuto e pulito, dotato di comodi letti e soffici cuscini, docce e bagni, fornito di asciugamani oltre alla comodità di essere i soli ospiti del complesso; Orlando, finalmente riceve un plauso per la scelta operata.
Prima di consumare la cena presso la locanda francescana dove era solito pranzare il cantautore Lucio Battisti, originario del paese, è obbligo recarsi ai Giardini di Marzo dove sovrasta la sua statua in bronzo e lì ci rammarichiamo per l'assenza degli amici.
Seduti al tavolo della locanda, Orlando propone di limitarsi a consumare un piatto d’insalata e poco altro, facendo sobbalzare Clelio il quale con sguardo di rimprovero esclama: "Ma come, dopo tre giorni che non si mangia!?". A conti fatti è trascorso un solo giorno, ma a lui sembra già un'eternità. Orlando e Vittorio pregustano il dolce dormire, mentre io e Clelio desideriamo conversare; non trascorre il tempo di consolidare questo desiderio che già Vittorio ed Orlando sono nelle braccia di Morfeo.
(continua...)
http://www.webalice.it/collie/Valle_santa/diario/diario.html
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