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Clelio Pagnanelli, San Benedetto del Tronto (Ascoli Piceno) (pubblicato il 11/05/2009)
Diario del Cammino di Clelio, Orlando, Vittorio, Walter, pellegrini nella valle Santa Primo giorno.
Alle ore dieci, dalla piazza Oberdan di Rieti, tre "giovani" ed un "anziano" con zaino in spalla, bastone in mano e piedi scalpitanti sono pronti per il “cammino” alla scoperta delle tracce del Poverello.
Percorrendo la via pedonale di Rieti, uno di loro, Orlando, scorge un pellegrino, di nazionalità tedesca, intento a chiedere informazioni ad una passante. Orlando, come sua natura, si avvicina a loro e suggerisce al pellegrino una direzione opposta alla nostra. Dopo un breve tragitto di cinque chilometri, inizialmente su strada e poi attraverso un fitto bosco, giungono al Santuario di Fonte Colombo, costituito da una chiesa, con a fianco un grazioso chiostro, al cui ingresso è presente una fontana d'acqua di fresca sorgente, dove i pellegrini si dissetano con sollievo.
Visitano con interesse e stupore il rifugio del Santo e l'angolo delle meditazioni più intense, rappresentato dal "Sacro Speco", elemento naturale fondamentale, ricorrente in tutti i luoghi delle meditazioni.
In questo spazio di preghiera e riflessione, Vittorio, con modo educato e reverenziale, chiede ad un giovane frate in contemplazione il significato della parola "Speco"; il frate, purtroppo, parla in inglese così che il desiderio di conoscenza di Vittorio rimane insoddisfatto.
Il cammino riprende dopo questa interessante sosta; inizia l'intensa attività fotografica di Clelio, dopo aver già dato sfoggio di tutta la tecnologia in suo possesso.
Il sole è sempre più alto e luminoso, la temperatura ambientale sale, sono ormai le 13.00, ma gli impavidi pellegrini, nella solitudine stradale, continuano la loro marcia. La vista di un mini market a ridosso della rotabile fa sì che la tentazione vinca sulla volontà: tutti a pranzo sotto la frescura di un gazebo.
Nel pomeriggio, allo sguardo dei viandanti, appare Greccio, piccolo borgo dove Francesco al ritorno dalla Terra Santa ambientò il primo presepe della cristianità nel vecchio mondo. La scoperta del villaggio è un po' deludente rispetto alle aspettative.
Prima di proseguire per il Santuario, distante due chilometri, i viandanti entrano nella chiesa antistante la piazza principale del paese e s'imbattono con un secondo pellegrino proveniente dalla Germania.
Il tempo stringe, è ora di andare con celerità verso il Santuario, luogo della sosta notturna. Avendo appreso che lì è presente solo un bar per il ristoro i pellegrini, lungo il rimanente tragitto, si chiedono come risolvere il problema della cena.
All'arrivo, prendono accordi con il gestore del bar: per la cena occorre presentarsi non oltre l'orario di chiusura del Santuario.
Visitano la parte nuova del Monastero, quindi la sottostante grotta del presepe, il dormitorio di Francesco, piccolo ambiente quasi interamente coperto da una pietra, il refettorio e così via. Qui, i pellegrini si imbattono con il tedesco, già visto a Rieti, in cammino da quarantadue giorni, carico di uno zaino di diciotto chili, proveniente da Monaco e diretto a Roma.
Successivamente la suora della foresteria assegna un bungalow ai quattro italiani ed uno al tedesco. Occorre prendere possesso dei posti letto e recarsi rapidamente al ristoro per consolarsi con panini innaffiati da una sospirata birra. Con disappunto i pellegrini scoprono che i letti presenti nel loro bungalow sono tre ed uno senza materasso né cuscino.
In questo luogo, impregnato di storia e spiritualità dove è bene interrogarsi sul senso della vita, non c'è spazio per le mollezze, ma occorre vincere l'avversità con il sorriso. Orlando con gesto pronto e nobile, afferra una coperta e gettandola a terra esclama: "Prendete voi i letti, questo sarà il mio giaciglio". Spinto dalla compassione, io, Walter, vedendo che il tedesco si stava recando nel suo alloggio chiedo se può condividerlo con Orlando. Orlando prende visione della nuova sistemazione e riferisce che ci sono tre letti completi di materassi e cuscini. La notte è risolta.
Il mite Vittorio accenna ad una protesta verbale affermando che pensava di dormire e mangiare in albergo e non ha nemmeno un asciugamano. Per questo suo scarso spirito francescano viene redarguito dai compagni di avventura.
Intorno alle ore 20.00, dopo aver goduto di un pasto a microonde ed ebbri di un semplice bicchiere di birra, i pellegrini si avviano verso gli alloggi per il meritato riposo. Lo sguardo si imbatte sul tedesco, incontrato poco prima a Greccio, in cerca di un giaciglio e lo troverà nel bungolow del suo connazionale.
Mentre sono impegnato in una telefonata, Orlando, trafelato, gesticola dicendo che io devo andare a dormire con i tedeschi, dato che lui non conosce l'inglese, ha provveduto però a preparare con cura il mio letto.
Prima di recarmi nel nuovo rifugio passo a salutare i compagni di viaggio e osservo in silenzio tre bei letti, solo quello di Orlando è corredato di un invitante cuscino.
La notte sta scendendo, i tre pellegrini esausti ed affamati già sonnecchiano, è bene ritirarsi. Mi reco nella dimora dei tedeschi e li trovo nel pieno di una conversazione sulle loro esperienze; fino alle 23.00 sono costretto, stando in piedi, a parlare di funghi, vipere, tartufi, stelle, infrastrutture, ostelli e così via lanciando ogni tanto uno sguardo verso la baita in cui si stanno consumando sogni d'oro. Finalmente a dormire, entro nella camera, il mio letto è ordinato e pulito ma... Orlando ha trafugato il mio cuscino.
(continua...)
Periodo del pellegrinaggio
dal 09/07/2009 al 10/07/2009
http://www.webalice.it/collie/Valle_santa/diario/diario.html |