Sono passati anni da quando la nonna preparava pane e olio, ma non si può dimenticare l’amorevolezza di quel gesto e la bontà di quell’olio: ieri come oggi, l’olio extravergine di oliva della Sabina Dop impreziosisce tutto ciò che tocca, e anche una fetta di pane abbrustolito, quando ne viene irrorato, diventa oro.

Sulle colline sabine assolate e con clima temperato, a 230 metri sul livello del mare, sorgono, in tutta la loro maestosità, gli immensi uliveti che hanno reso celebre questa regione. Qui l’aria è buona: di quella che si può respirare a pieni polmoni ed è quella che accarezza gli ulivi e grazie alla quale crescono, abbondanti e sane, le olive.

Le varietà che prodotte sono: Carboncella: tipica del Lazio, l’oliva Carboncella è una piccola perla verde di gusto; Frantoio: dà vita a un olio dalle mille sfumature di sapori; Raja: conosciuta col nome di “oliva dolce”, così è il suo olio; Leccino: le piante appartenenti a questa varietà danno un olio dal sapore fresco; Pendolino: non c’è olio più delicato di quello che sgorga da questa varietà.

La produzione dell’olio della Sabina ha una lunga storia e merita di essere, perlomeno, accennata. La sua tradizione affonda le radici nell’epoca romana e fa parte del nostro patrimonio culturale. La Sabina venne conquistata dai Romani nel 290 a.C., per intenderci, all’epoca del famoso Ratto delle Sabine. Da allora iniziò a diventare, per il mercato romano, un posto fondamentale come riserva alimentare e furono proprio i Romani a sviluppare la coltivazione degli ulivi in questa terra dagli ottimi frutti. La coltivazione dell’olivo rappresentava l’attività economica più importante di tutta la zona già nel I secolo d.C.. Nella Sabina i nobili Patrizi cominciarono a costruire le loro ville di campagna che prevedevano un edificio con il frantoio, per macinare le olive, e dei magazzini, per la conserva dell’olio.

L’olio della Sabina da allora non ha mai smesso di essere uno degli oli più buoni, per qualità e cultivar del territorio e si continua a produrre il pregiato olio che ha ottenuto, per primo in Italia, il marchio di denominazione di origine protetta (D.O.P.) grazie alla sua eccezionale qualità. Le caratteristiche che rendono unico questo olio sono il colore giallo oro con sfumature sul verde per gli oli freschissimi, l’odore di fruttato, il sapore vellutato, uniforme, aromatico, dolce, amaro per gli oli freschissimi.

La certificazione D.O.P.  è rilasciata ai sensi del Regolamento Europeo e certifica:

  • l’origine della produzione
  • il processo produttivo
  • il processo di trasformazione
  • la qualità del prodotto ottenuto

Uno dei segreti dell’olio sabino è la bassissima acidità (la massima è pari allo 0,6%), ottenuta grazie alla raccolta anticipata e ai tempi ridotti che trascorrono tra la raccolta e la macinazione.

Un altro segreto dell’olio sabino è il terreno: le colline sabine hanno un terreno sassoso che favorisce la crescita di piante di olivo dalle caratteristiche eccelse.

La qualità delle piantagioni sabine è accresciuta dalla coltivazione biologica: negli ultimi anni si sono diffuse sempre più le coltivazioni con metodi biologici, facilitate anche dalla natura rustica della pianta dell’olivo.

L’olio non è solo sinonimo di gusto e di cucina di qualità, è una vera e propria cultura, che segna il paesaggio e i modi di produzione, soprattutto in Sabina, dove l’olivo è stato coltivato da millenni.

Per apprezzare tutto il fascino di questa cultura si può partire dalla frazione di Canneto, comune di Fara in Sabina, cresce l’olivo più grande del mondo: due millenni di vita, 7 metri di circonferenza del tronco, 14 metri di altezza, una folta chioma e circa dodici quintali di olive l’anno. L’olivo, già appartenete ai monaci di Farfa, fu acquistato nel 1870 dalla famiglia Bertini. Un vero monumento, uno spettacolo incomparabile per la zona di maggior produzione olearia della Sabina. L’incredibile crescita di quest’albero si deve alla favorevole ubicazione delle colline esposte a mezzogiorno e a oriente, in posizione aperta e ventilata.

Altro luogo che permette di apprezzare a pieno la cultura dell’olio è il Museo dell’olio della Sabina a Castelnuovo di Farfa, con la sua fusione perfetta tra antico e moderno.

Per fare un viaggio virtuale in tutto il Mediterraneo e capire quanto l’olivo abbia profondamente segnato la cultura del Mare Nostrum, bisogna recarsi nella chiesetta campestre di San Donato (IX sec.). Questo luogo incantato si trova nei pressi di Castelnuovo di Farfa, ed è parte del percorso museale dedicato all’olio della Sabina. All’interno architettura e musica celebrano il ruolo dell’olio nella spiritualità mediterranea. La chiesa è circondata dal Giardino degli ulivi del mondo, uno spazio simbolico dove vengono ospitate le diverse qualità coltivate nel Mediterraneo. Il giardino accoglie anche un olivo dell’orto dei Getsemani donato dalla Delegazione della Terra Santa.

Da visitare, nella splendida cornice dell’Abbazia, l’Oleoteca di Farfa dove è possibile degustare ed acquistare i migliori oli della Sabina e del Lazio.