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Il 24 marzo la comunità di Posta vivrà la restituzione di uno dei tasselli più importanti della sua storia, gli affreschi del Dazio, del XVI secolo, riportanti le tariffe dei beni che transitavano nell’antico Borgo, con annesse le figure dei Santi Patroni Rufina e Felice.

La restituzione sarà arricchita da un convegno in merito alle ore 11 presso gli ambienti dell’ex-convento di San Francesco; a seguire l’inaugurazione degli affreschi della Porta della Gabella situata nell’ingresso dell’ex-caserma dei Carabinieri con la benedizione del vescovo Domenico Pompili.

La porta della Gabella

Il nome di Posta è legato alla funzione che aveva il luogo dove poi fu edificato il paese, ovvero dove si faceva la “posta” per la riscossione dei dazi.

Era qui infatti che si riscuotevano le tasse sugli scambi e sui consumi di merci. Nella parte alta del paese, a fianco del convento di San Francesco esisteva una porta che dava accesso al mercato che si svolgeva nella piazza antistante il convento. Era questa la cosiddetta gabella, dove i doganieri, o gabellieri, avevano il compito di riscuotere le tasse sulle merci che entravano in città per essere vendute e, all’epoca, si accettavano pagamenti in denaro o in merce. Le merci soggette a tasse andavano dalle verdure, alla frutta, alle carni, al mosto, il grano, il sale ecc.

Questa porta ancora esiste ed è oggi parte di un edificio ex caserma dei Carabinieri. Sull’arco del soffitto della porta sono indicate le tariffe corrispondenti ad ogni singola merce.