Durante il periodo di Natale, passeggiando all’interno di questo piccolo paesino incastonato tra le montagne, con un occhio sempre puntato verso lo stupendo panorama offerto dalla Valle Santa, sembra quasi di udire il picchiettare del martellino del calzolaio che ripara un malridotto paio di scarpe, i passi frettolosi della donna che si appresta ad uscire di casa per andare a raccogliere l’acqua con la conca di rame, i sospiri dell’uomo che si riposa seduto sui sassi dopo aver riportato un fascio di legna dai boschi, il leggero fruscio della paglia inforcata dal mietitore, il suono del flauto del pifferaio che riproduce melodie antiche. Le vecchie cantine abbandonate sono tornate piene di vita con il vinaiolo che pesta l’uva per ricavare del buon vino, il fabbro che forgia nel fuoco i suoi ferri ardenti, il falegname che leviga sapientemente i tronchi di legno, la fornaia che impasta l’alimento più povero e nutriente di tutti: il pane. Non potevano inoltre mancare il prodotto tipico di Poggio Bustone, la porchetta, con il laboratorio del porchettaio, che taglia le prelibate carni appena sfornate, e il tosatore nell’ovile, a ricordo di una popolazione povera che si sostentava anticamente solo grazie al duro lavoro nei campi e alla pastorizia. Suggestiva la prima scena, proprio all’ingresso di tutto il percorso, con la rappresentazione del Perdono, che sembra perpetuare la presenza del Santo in questi luoghi, in memoria di quel “Buongiorno Buona Gente” rivolto alla popolazione di Poggio Bustone dal poverello di Assisi nell’autunno del 1208. Tutto ciò fa solo da contorno alla scena centrale della Natività, costruita nella piazza principale del paese, riproducendo quel luogo che Francesco scelse per le sue preghiere: il Sacro Speco. Accanto ad esso, tra le asperità rocciose della montagna, Giuseppe e Maria tendono le mani verso il Figlio di Dio, venuto al mondo in una grotta buia e spoglia, riscaldata dalla paglia e dal fiato del bue e dell’asinello. La presenza di elementi come la cartapesta, il legno di scarto, le tavole usate, le schegge dei tronchi, le cortecce staccate dagli alberi e le stoffe sporche e strappate, forniscono l’unica chiave di lettura, quella di un presepe povero, così¬ come Francesco voleva si festeggiasse il Natale.

Un presepe di cartapesta a grandezza naturale per l’intero paese a Poggio Bustone La manifestazione si svolge in un arco temporale di circa un mese dove il visitatore diventa parte integrante di un villaggio che si trasforma in un immenso presepe. Le scene che vengono composte rappresentano la natività e i vecchi mestieri della tradizione “poiana” quali: falegname, fornaio, ciabattino, pastori, legnaioli, tosatori, porchettai, vinaioli

 

Un vero e proprio villaggio nordico con un itinerario guidato e fantastico alla scoperta di Babbo Natale, di come si vive e si lavora al polo nord tutto l’anno.

Le tappe: Ufficio postale, fabbrica dei giocattoli, casetta racconta fiabe e, naturalmente, la casa di Babbo Natale. Aperto tutti i giorni. Nei week-end elfi giocolieri, animazione e giochi per i bambini.

Info: Poggiobustoneacolori