Dai Castelli Romani alla provincia di Rieti variano le ricette e le modalità di preparazione: quello che resta sempre invariato è il gusto inconfondibile della porchetta, una delle specialità più amate del Lazio ad ogni latitudine. Dai Giardini di Marzo al centro storico, la 68° Sagra della Porchetta di Poggio Bustone mantiene inalterati i suoi ben noti ingredienti: un’antica ricetta tramandata di generazione in generazione, musica dal vivo e sfilate in costume. L’appuntamento è fissato per domenica 7 ottobre in questo grazioso paese della provincia di Rieti, noto per aver dato i natali al grande Lucio Battisti; che nel nuovo scenario del borgo antico lascerà a bocca aperta i visitatori con la sua tipica struttura medievale, la porta ad argo gotico del “Buon giorno Buona gente” che segnava l’ingresso del paese e la Torre a pianta pentagonale del Cassero.

Al centro della festa resterà in ogni caso la porchetta, che a Poggio Bustone, i cui antichi vicoli sono permeati dal suo profumo, viene preparata unendo gli ingredienti di pregevole qualità secondo un meticoloso procedimento: il calore del forno viene distribuito in maniera uniforme, il finocchio non viene utilizzato e grande attenzione viene data all’equilibrio dei sapori tra pepe macinato, aglio, rosmarino e sale. Una specialità della tradizione gastronomica locale, diventata famosa negli anni, che fu festeggiata per la prima volta nel lontano 1950, proprio per dimostrare che la porchetta di Poggio Bustone non ha niente da invidiare quella dei Castelli Romani. Tra musiche, sfilate in costume e spettacoli pirotecnici che animeranno la giornata, il paese si riempirà di stand e punti di ristoro, nel clima di festa tipico che solo nei piccoli centri si riesce ancora a respirare.

Chi invece vorrà dedicare qualche ora in più alla scoperta del paese e del suo territorio, dovrà visitare il Santuario di San Francesco: a Poggio Bustone, nell’estate del 1209, fece ingresso nella Valle Reatina il frate di Assisi con i suoi primi compagni al saluto di “Buon giorno, buona gente!” Inerpicandosi sulla strada che conduce fino all’eremo si riscopre tutta la semplicità e la letizia di questo saluto, in una natura che somiglia ancora a quella che San Francesco vide e amò. Il Santuario è circondato dai boschi verdeggiati e apre lo sguardo su un panorama che ha del mistico: la splendida Riserva dei laghi Lungo e Ripasottile. Qui il Poverello ebbe la visione che gli confermò il perdono dei peccati giovanili. Da qui partì la missione di pace dei francescani.